La Mediazione Educativa

di Patrizia Praticò

Con la Direttiva 52/2008/UE, l’Unione Europea ha posto le basi per l’emanazione in Italia del Decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010, grazie al quale è stato introdotto nel nostro ordinamento l’istituto giuridico della Mediazione.

La società del conflitto 

Come più volte è stato affermato, è indubbio che ogni ambito della nostra esistenza (famiglia, lavoro, scuola, relazioni pubbliche) sia  caratterizzato da relazioni la cui qualità risulta essere spesso significativamente influenzata da dinamiche conflittuali. L’affannoso prodigarsi alla conquista di posizioni di vantaggio, l’intolleranza, la distorsione nei canali comunicativi, se non addirittura l’assenza stessa di comunicazione, probabilmente sono solo alcune delle cause che determinano il sorgere dei conflitti.

E, come è normale che sia,  all’interno delle istituzioni scolastiche, così come in qualsiasi altro ambiente di lavoro. si verificano discrasie relazionali riconducibili ai più svariati contesti sociali che richiedono fortemente interventi finalizzati:

  • a promuovere comportamenti responsabili di cittadinanza attiva,
  • a infondere la cultura dell'incontro, del rispetto, dell’inclusione, della solidarietà.

Di fronte alla difficoltà nel gestire i conflitti e le eventuali reazioni violente che ne derivano, si rende necessario, anche nella scuola, attivare processi di recupero delle risorse relazionali e la mediazione educativa rappresenta la via concreta per far fronte all’emergenza conflittuale in atto, insegnando come PRENDERSI CURA DEGLI ALTRI.

La mediazione scolastica, inclusa nell’ambito della mediazione familiare, si pone come obiettivo quello di ‘riparare’, ove possibile, i conflitti che si sviluppano dentro e fuori le aule, di aiutare a ridurre le tensioni, che possono sorgere all’interno della comunità scolastica, per ripristinare e conservare scambi costruttivi sul piano umano, individuale e sociale;  rappresenta lo strumento migliore per fare prevenzione per poter parlare agli studenti di emozioni, di valori. di rispetto delle regole.. L’esperienza della Mediazione Scolastica si inserisce, quindi, in un più ampio progetto formativo di socializzazione e di valorizzazione reciproca, in cui il conflitto diventa fattore di crescita.

Un intervento di mediazione non si limita, infatti, al tentativo di conciliare un conflitto, ma è in grado di produrre un nuovo senso, una ri-definizione dei legami, consegnando competenze relazionali fruibili in altri contesti di vita.

Non credo di esagerare se affermo che NON SI PUÒ ATTENDERE OLTRE, OCCORRE CHE LA MEDIAZIONE IN AMBITO EDUCATIVO PRENDA FORMA!

La scuola ha un ruolo fondamentale nella crescita, nell’educazione, nella formazione umana e culturale; è il luogo in cui si acquisiscono valori essenziali quali il rispetto dell’altro, delle differenze individuali (di genere, lingua, origine, religione, orientamento sessuale, capacità ecc.), il rispetto dei diritti e delle responsabilità personali e sociali di ogni individuo, il luogo in cui gli obiettivi educativi e formativi sono complementari.

E’ NECESSARIO CHE LA SCUOLA OGGI adotti, condivida e formalizzi, all’interno degli organi collegiali coinvolti nella governance, il modello della mediazione educativa così da riappropriarsi della funzione di luogo di socializzazione e di produzione d’identità.

Chi dirige le istituzioni scolastiche, deve essere in grado di trovare le strategie corrette per gestire le disarmonie che, se presenti, rischiano di vanificare qualsiasi azione educativa intrapresa. Deve tenere conto dei fattori pedagogici e didattici, ma al tempo stesso deve poter riuscire ad entrare dentro le relazioni e farsi garante della realizzazione di un clima aperto alla condivisione degli obiettivi, al dialogo, alla disponibilità, all’ascolto, alla molteplicità di vedute e alla conciliazione.

È indubbio, infatti, che nelle scuole la promozione della salute, volta a migliorare il contesto in cui si vive, deve rappresentare la premessa fondamentale affinché ognuno possa dare il meglio di sé.

La mediazione scolastica è lo strumento che se apprezzato dal contesto scuola e in particolare dal dirigente scolastico che oggi è un vero e proprio leader grazie alla riforma della buona scuola, può dare veramente grandi risultati.  La mediazione, per sua stessa natura, ritiene che il conflitto non vada represso, ma esplicitato, tirato fuori, compreso ed elaborato. Bisogna imparare a trasformare l’approccio al conflitto da competitivo a cooperativo, nella certezza che, in quanto parte della natura umana, esso non è un elemento meramente negativo.

Già alla fine degli anni ottanta alcuni studi hanno dimostrato come l’inclusione dell’educazione socio-affettiva, della mediazione scolastica, delle abilità di gestione della conflittualità e della capacità di riconoscere e gestire le emozioni, abbia fatto registrare un innalzamento dell’autostima negli alunni, un sensibile miglioramento delle relazioni, anche al di fuori del contesto scolastico, consentendo di intervenire sulle conseguenze che i conflitti generano all’interno dei rapporti tra gli individui, determinando un recupero dei valori di empatia nei confronti dell’altro e costruendo spazi  di ascolto e di accoglienza.

In alcuni paesi, come ad esempio in Danimarca, si fa un'ora alla settimana di studio curriculare delle emozioni sembra strano a dirsi e in verità è un’ora di lezione durante la quale agli alunni si insegna a riconoscere a condividere le proprie emozioni ma soprattutto a vestire i panni dell’altro. La mediazione è la possibilità di trasmettere valori di ascolto e di accoglienza.

Solo con l'empatia e con un atteggiamento propositivo ed assertivo nei confronti dell'altro è possibile generare ARMONIA RELAZIONALE sia con i compagni di classe sia fuori dal contesto scolastico.

In Italia l’Istituto della mediazione con riferimento al mondo della scuola, sebbene abbia fatto grandi passi in avanti, è ancora lontano dall’essere strutturato e, anzi, è caratterizzato da un certo livello di incertezza L’azione educativa nella scuola deve attivare l’apprendimento di specifiche modalità di comunicazione, che mirino all’acquisizione di un linguaggio bidirezionale chiaro, non aggressivo, attraverso il quale esplicitare il proprio pensiero, le proprie idee le proprie convinzioni, ma che, al tempo stesso, lasci spazio all’intervento dell’altro, riservi spazio all’ascolto, nello spirito del riconoscimento reciproco, stabilendo un clima di fiducia necessario all’incontro e alla ricerca di soluzioni in caso di convinzioni opposte. Saper comunicare efficacemente, vivere il conflitto come risorsa, costituisce un valore aggiunto nelle relazioni ed è un obiettivo imprescindibile

Inoltre, considerando che la mediazione è un’abilità e, come ogni abilità, va insegnata, è importante iniziare a farlo già a partire dalla scuola dell’infanzia. Si tratta di una competenza chiave per la cui acquisizione è necessario impiegare risorse economiche ed umane.

 

La struttura della mediazione

 

Vale la pena chiarire che nella scuola la mediazione può fare riferimento a due possibili modalità d’intervento, che, lungi dall’essere alternativi uno all’altro, sono, al contrario, complementari, sovrapponibili per la realizzazione della vision e della mission:

  • la mediazione come strumento per risolvere i conflitti dentro la scuola;
  • la mediazione come parte del curriculum didattico.

Affinché si realizzi la rivoluzione culturale cui si accennava prima è fondamentale che la mediazione educativa all’interno delle scuole possa essere riconducibile a un percorso strutturato, formalmente riconosciuto, grazie al quale il “mediatore scolastico”: una figura neutrale, un facilitatore nell’attivazione del dialogo tra le parti e nella riorganizzazione delle relazioni prova a chiarire le dinamiche di un conflitto e a risolvere nel più breve tempo possibile la crisi nelle e delle relazioni, senza che sia lasciato alla capacità o all’iniziativa delle parti in dissenso il compito di farlo.

Il mediatore sistemico deve riuscire a:

  • trovare elementi generanti del conflitto è importante che osservi le dinamiche del conflitto dove si sviluppa e gli elementi che lo alimentano
  • prendersi il tempo congruo per gestire il conflitto

Il mediatore deve fare con non fare a loro o per loro ma fare con

BISOGNA AGGREDIRE IL PROBLEMA NON LE PERSONE. TRASFORMARE IL PROBLEMA IN UN PROGETTO.

La mediazione deve essere ‘tangibile’ all’interno del contesto scolastico, ciò significa che occorre disporre ambienti appositamente creati come “setting di mediazione”, funzionanti come veri e propri sportelli di ascolto, a cui possono accedere tutti o parte dei sottosistemi relazionali dell’istituto scolastico per la gestione dei conflitti. Il percorso che porta alla costruzione dei setting di mediazione scolastica prevede:

  • una prima fase di sensibilizzazione,
  • la negoziazione, per impegnarsi nel riconoscere il diritto dell’altro alla sua diversità;
  • la formazione alla mediazione delle risorse umane individuate dalla scuola, diretta a insegnanti e allievi, scelti per volontarietà e per rappresentatività, in quanto devono godere di un buon ascendente sui loro pari, individuabile attraverso l’assegnazione e gestione di compiti di problem solving di gruppo;
  • il riconoscimento formale dei soggetti individuati, con l’esplicitazione delle regole di accesso al setting;
  • infine, la supervisione.

La mediazione scolastica in tal senso offre agli allievi uno spazio di condivisione, di ascolto e di dialogo all’interno del quale è possibile ricostruire un rapporto che si è incrinato e rappresenta una valida alternativa alla comminazione delle sanzioni disciplinari, previste per le infrazioni di norme contenute nel regolamento d’istituto.

 E’ bene precisare che nella scuola le crisi relazionali sebbene facciano riferimento, nella maggioranza dei casi, a quelle che sorgono tra gli studenti o tra studenti e docenti, in realtà possono interessare e coinvolgere ogni singolo componente della comunità scolastica (docenti, docenti e genitori, docenti e amministrazione, amministrazione e genitori, amministrazione ed enti esterni) e creare un clima di malessere e di sfiducia.

La mediazione, in tali casi, si pone come processo di gestione del conflitto, riferito a situazioni in cui vi sia, oltre alla necessità/volontà di risolvere un problema concreto, anche un interesse pratico a mantenere una relazione il meno conflittuale possibile, ad esempio quando le parti siano obbligate a rapporti più o meno stretti e continui.

 

La mediazione come habitus culturale auspicabile itinerario sarebbe quello di attivare un processo di recupero delle risorse relazionali in grado di fare incrociare i curricula didattici tradizionali con strumenti di formazione innovativi promotori sia di valori civili che di beni solidali in questo senso l'introduzione delle pratiche di mediazione a scuola può rivelarsi estremamente proficuo poiché essa il pregio di consentire una positiva gestione del conflitto ridefinendo le potenzialità di una relazione pregiudicata

Nella mediazione, infatti, non esistono vincitori e perdenti poiché si giunge a una soluzione nella quale entrambe le parti si sentono pienamente soddisfatte la cultura della mediazione spoglia il conflitto di quelle valenze negative che comunemente gli sono attribuite per ridefinirlo come una risorsa per la crescita dell'individuo

È fondamentale che la mediazione diventi disciplina obbligatoria d’insegnamento per l’apprendimento dei modelli alternativi di risoluzione dei conflitti, per comprendere le diversità e favorire la crescita relazionale ed emotiva degli alunni.

La diffusione di una cultura della mediazione scolastica è un percorso educativo in grado di rafforzare l’identità di ciascuno, che sperimenta un ascolto attivo, l’ascolto assertivo, che è sinonimo di “prestare attenzione”. Si tratta di un vero e proprio metodo, al quale vengono orientate le parti antagoniste nelle dinamiche di mediazione, al fine di migliorare le rispettive capacità di ascolto in modo che diventino più efficienti ed efficaci, non solo nel contesto mediativo, ma anche nel lavoro e nella vita di ogni giorno. Tale metodo attivo, ma non aggressivo, insegna ad evitare comportamenti conciliatori di tipo passivo e, contemporaneamente, a portare avanti le proprie istanze nel negoziato con l’altra parte.

Di mediazione si parla già verso la fine degli anni settanta negli Stati Uniti, dove nelle Università viene introdotta la figura dell’ombudsman, che letteralmente significa “uomo che funge da tramite”. In Italia l’esempio statunitense ha trovato terreno fertile nelle Università di Bologna, Firenze, Genova, Trieste e Macerata sotto la denominazione di “Garante degli Studenti”.

Nell’attesa che più incisivi ed importanti provvedimenti normativi vengano adottati nelle scuole, vale la pena di citare il Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Istruzione e l’Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione (UNAM), sottoscritto l’11 settembre 2020, avente ad oggetto l’accordo di «attivare forme di collaborazione per la promozione e diffusione della cultura della mediazione nell’ambito scolastico attraverso attività utili a potenziare le abilità nella gestione dei conflitti, educare alla cittadinanza attiva, alla corresponsabilità, alla legalità».

 Inoltre, l’articolo 147 del codice civile italiano pone le basi del diritto del minore ad essere ascoltato, a partire dal nucleo familiare. Il corrispondente dovere di ascolto si pone a carico non solo della famiglia, ma anche di tutte le comunità sociali, prime fra tutte la scuola. A questo riguardo, in una sentenza del Tribunale di Milano (la n.8081/2013) si legge che «l’obbligo di vigilare sugli alunni da parte della scuola viene violato non solo quando il docente non sia in grado di spiegare un intervento correttivo e repressivo ma anche quando la scuola non abbia adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di situazioni pericolose, al fine di far uscire dalla scuola giovani preparati ad affrontare il nuovo mondo, e quindi cittadini consapevoli».

A questa espressa previsione normativa si affiancano una serie di norme di noti Trattati internazionali, quali la Convenzione di New York del 1989 sui diritti del fanciullo e la Convenzione europea di Strasburgo del 1996 sull’esercizio dei diritti del fanciullo.

Nella scuola, apprendere come risolvere i conflitti non solo attraverso le regole giuridiche, ma anche grazie al ripristino e alla gestione dell’interazione fra le parti – quella stessa interazione da cui sono generati i conflitti significa mirare non già a ristabilire un ordine imposto, ma a ottenere un nuovo ordine negoziato.

Nel quadro globale integrato degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è affermato che: «nessuna forza di cambiamento è più potente dell’educazione per promuovere i diritti umani e la dignità della persona, per sradicare la povertà e favorire la sostenibilità, per costruire un futuro migliore per tutti, fondato sull’uguaglianza dei diritti e sulla giustizia sociale, sul rispetto della diversità culturale, sulla solidarietà internazionale e sulla responsabilità condivisa, tutti aspetti fondamentali della nostra comune umanità». Appare, dunque, quanto mai opportuno riconsiderare le finalità dell’educazione alla luce di una nuova visione sostenibile dello sviluppo umano e sociale

DIFFONDERE LA PRATICA DELLA MEDIAZIONE NELLE SCUOLE È UNA SINGOLARE OPPORTUNITÀ FORMATIVA, IN QUANTO PERMETTE DI USARE IL CONFLITTO COME STRUMENTO DI EDUCAZIONE E DI CRESCITA.

 

Patrizia Praticò ha studiato Economia presso l’Università degli Studi di Messina, dove si è laureata nel 1988 con il massimo dei voti. L’ambito dell’educazione e della formazione è stato, fin da subito, il suo maggiore interesse motivo per cui nel 1992 ha conseguito l’abilitazione per l’insegnamento delle discipline giuridico-economiche (A046) nelle scuole secondarie di secondo grado. Ha continuato ad approfondire gli studi conseguendo nel 2015 un diploma di specializzazione in “Nuove metodologie d’insegnamento delle discipline giuridico economiche” e nel 2018 uno in “Metodologie didattiche sulla disabilità per alunni con handicap sociale e di apprendimento”. Ha conseguito, inoltre, nel 2020 un Master di I livello in “Organizzazione e gestione delle istituzioni scolastiche in contesti multiculturali”. Ha alternato la funzione di docente con quella di vicedirigente scolastico, ruolo che ricopre ad oggi. Da esperta nelle tecniche di intervento per la risoluzione pacifica dei conflitti e sostenitrice della mediazione dentro e fuori le aule, attua una gestione condivisa della scuola, improntata al dialogo, al confronto e alla comunicazione.           

 

 

 

  

 

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